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I riti della Settimana Santa
"La Settimana Santa è il tempo in cui celebriamo la Passione del Signore Gesù Cristo, della Sua Morte e Risurrezione, che diviene, pertanto, il tempo in cui vivere intensamente la fede personale e comunitaria"

"In questo tempo e in questo clima s’inseriscono i riti di pietà popolare della Settimana Santa, che" costituiscono la rappresentazione del Dramma Sacro, e da sempre vivono della devozione e del grande coinvolgimento dell'intera cittadinanza.
Un evento carico di tradizioni e liturgie antichissime, gelosamente conservate dalle confraternite religiose, che crea un forte impatto emozionale.

La Messa in Coena Domini dà, nel pomeriggio del Giovedì Santo, solennemente inizio al Triduo pasquale. In essa si ricorda l'Ultima Cena del Signore con i suoi discepoli, consumata prima della sua passione, nella quale istituì i sacramenti dell'Eucaristia e dell'Ordine sacro e consegnò ai discepoli il Comandamento dell'amore ("Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi", Gv 13,34), dopo aver lavato e baciato loro i piedi.
In memoria di quest'ultimo gesto, la liturgia prevede il rito della Lavanda dei piedi ripetendo quello che Gesù stesso fece dopo l'Ultima Cena.
Al termine della funzione si portano in processione le ostie consacrate nell'altare opportunamente addobbato per la reposizione provvisoria fino al giorno dopo. Qui si fa l’adorazione del SS. Sacramento.

Inizia così uno degli eventi più sentiti dai fedeli.
Quello della visita dei "Sepolcri".

Prima della riforma della Settimana Santa la pratica della riposizione solenne assumeva la forma – poi giudicata impertinente e abusiva – appunto del “sepolcro”.
La consuetudine era quella di visitare almeno sette sepolcri e in tal modo prolungare la meditazione sulla passione e morte del Signore; la visita ai sepolcri era sancita anche da un’indulgenza plenaria.

Non è possibile datare con certezza l'adozione del termine " Sepolcro " per indicare l'altare per la reposizione. Ma è certo che l'usanza di dover visitare i "Sepolcri", ritenendoli impropriamente la tomba di Cristo, era già radicata nelle liturgie popolari nel periodo barocco, anche se non mancano univoci documenti che fanno risalire già al medioevo la rappresentazione della riposizione eucaristica come “sepolcro”.
E' possibile rintracciare una spiegazione all'uso di questo termine nel Messale Romano del 1983 che spiega come dal XVI secolo s’impone in Italia, per la reposizione provvisoria del Giovedì Santo, l’usanza di deporre l'Eucaristia in una vera e propria urna, facendo inoltre diventare il luogo della custodia non più il semplice tabernacolo, ma sempre più un luogo magnificamente ornato.
La reposizione acquisterà, così, poco alla volta, un aspetto di sepoltura.
Ma in realtà già un Sacramentario dell'XI secolo prescriveva che il Corpo del Signore fosse messo in riserva (l'urna) il giovedì, in memoria della sepoltura, e fosse consumato dai fedeli il venerdì.
Ecco, dunque il simbolo della sepoltura di Gesù in questo giorno.

Il venerdì Santo si apre alle 4.50 con l’uscita della croce con i segni della passione di Cristo seguita dai confratelli e dai devoti-portatori dalla Chiesa di San Giuseppe. Alle 5.00 l’uscita della statua di Maria SS. Addolorata. La processione scortata da un grande numero di fedeli fa il suo rientro in Chiesa intorno alle 10.30.

Alle 18.00 prende il via, sempre dalla parrocchia di San Giuseppe, con l’uscita del palio nero, la processione dei SS. Misteri.
Si tratta sicuramente della processione più emozionante e suggestiva.
Le statue processionali sorrette da i volti incappucciati e accompagnate dalle tristi nenie funebri della banda musicale scorrono lente e inesorabili per le vie del paese. I balconi e le finestre espongono grandi lenzuola bianche segnate da nastri neri in segno di lutto.

"E’ il tempo del silenzio e del rispetto per il dolore. E’ il tempo del raccoglimento e della preghiera. E’ il tempo della riflessione e della meditazione."

Le mamme ai lati delle strade insegnano ai propri piccoli a segnarsi con la croce del Signore al passaggio di ogni statua. Gli occhi dei fedeli scintillano alla luce tremolante dei ceri rossi posti sui balconi e le terrazze e al ritmo funebre dei tamburi. La processione entra nel perfetto scenario muto del centro storico. Da un dedalo di viuzze strette, e per l'occasione buie, si sbuca in piazza Di Vagno per l'usuale Via Crucis cittadina ed interparrocchiale.
Al termine, processione si avvia al rientro che si conclude intorno alle ore 23.00.

Sabato mattina alle 6.30 ha inizio dalla Chiesa di Santa Maria Greca la processione penitenziale di Maria SS. della pietà.
Il complesso statuario è splendidamente commovente nel suo avanzare lento e cadenzato, accompagnato dalla marcia funebre "Eterno Dolore". Il corpo di Cristo senza vita è mollemente adagiato sulle gambe di Maria, sua madre, in attesa della sua vicina risurrezione.

La processione dopo essersi snodata tra le diverse vie del paese fa rientro in chiesa tra un numero impressionante di fedeli alle 10.30.

Alessandro Palmieri

I testi compresi tra le virgolette "..." sono di Mariateresa Malcangi e di Ettore Torelli

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